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Le grandi varietà di ambienti naturali delle aree costiere della Sardegna sono comprese nel territorio preso in esame: l’ambiente marino, delle coste sabbiose, gli ambienti ripariali, delle colline e della montagna individuano, per le loro peculiarità, una ricchezza di emergenze geobotaniche. Vi si trovano ambienti costieri di enorme pregio vegetazionale, con la vegetazione psammofila e rupicola costiera, ambienti marini con praterie di posidonia oceanica, ambienti ripariali con vegetazione idrofila, e ambienti montuosi con boschi a leccio e a sughera, di indubbio interesse paesaggistico e naturalistico, ambienti di cresta con le garighe rupicole e la vegetazione casmofitica. L’area studiata comprende campi dunali costieri tra i più imponenti e importanti del Mediterraneo e in questi può essere riscontrata tutta la seriazione della vegetazione psammofila finora conosciuta. La fascia costiera sabbiosa e rocciosa è caratterizzata da diversi tipi di boscaglie e macchie di notevole pregio naturalistico, importanti sia da un punto di vista biogeografico che paesaggistico. La boscaglia a Juniperus oxycedrus Guss. (Ginepro coccolone) e Pistacia lentiscus L. (lentisco), che predilige le aree sabbiose costiere esposte ai forti venti, presenta una struttura chiusa modellata sulla duna. Questa è ricca di esemplari plurisecolari che in seguito all’insabbiamento emergono dalla duna con un portamento cespuglioso, ricoprendo con le loro ramificazioni l’intero rilievo e costituendo probabilmente, una delle più antiche boscaglie della Sardegna. Il ginepro è capace di resistere ai forti venti provenienti dal mare, alla percussione dei granelli di sabbia e al sale. Inoltre protegge le formazioni legnose più interne ma soprattutto è preziosissimo negli ambienti dunali per la stabilizzazione delle dune.

La macchia ad olivastro e lentisco, è la più diffusa della fascia costiera soprattutto ai limiti delle cenosi boschive. I cisteti, le garighe e le macchie diradate, strutturalmente caratterizzate da arbusti bassi e spesso spinosi con forma a pulvino nella maggior parte dei casi costituiscono dei veri e propri mosaici, caratterizzati di volta in volta dalla dominanza di una o dell’altra specie, pur mantenendo una composizione floristica omogenea. I corsi d’acqua, emergono anch’essi per l’importanza naturalistica, sono aree di rilevante interesse vegetazionale, idrogeologico ed ecologico. La vegetazione acquatica, degli alvei, delle anse dei corsi d’acqua rappresenta dei veri e propri corridoi ecologici, di importanza straordinaria, La porzione del territorio che dalle prime colline prospicienti la costa si estende fino alle porte della montagna è contraddistinta ancora dalla presenza dell'uomo con i rimboschimenti, con le garighe e con i pascoli e le macchie a ginestre che ne scandiscono con la loro fioritura il perioidismo.

Il disturbo antropico si evidenzia in particolar modo nelle aree coltivate che identificano la propria storia con la storia e l'evoluzione delle tecniche agricole. Le colture agrarie, che danno a questa porzione di territorio una sua fisionomia e che scandiscono con il loro periodismo il trascorrere delle stagioni, sono ambienti antropogeni cioè generati dall'uomo. In essi le successioni degli interventi agronomici, determinano non soltanto la produttività delle colture ma influiscono in modo diretto sulla convivenza delle specie coltivate con una vegetazione naturale, generalmente indesiderata, che si usa definire "infestante". Caratteristici invece dell'area montana (M. Arcuentu, M.Maiori, Montevecchio) sono i boschi costituiti dal leccio (Quercus ilex) e da sughera (Quercus suber) che ne rappresentano la vegetazione climax.