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Il territorio arburese è uno dei più vasti e variegati della Sardegna. Si estende lungo la costa sud-occidentale dell’Isola scendendo da Capo Frasca a Capo Pecora in 47 chilometri di litorale. Comprende la catena del Monte Arcuentu a est e un tratto collinare in cui le suggestive zone minerarie di Montevecchio, Ingurtosu e Gennamari scendono verso il mare. Fanno parte del Comune di Arbus le frazioni di Sant’Antonio di Santadi e di Ingurtosu: Sant’Antonio è un piccolo borgo vicino a Capo Frasca; Ingurtosu è una testimonianza del grande passato minerario della zona e dell’intera Sardegna. Ciò che resta di quell’industria abbandonata nella natura, in una dimensione surreale fuori dal tempo di altissimo valore territoriale, ambientale, storico e culturale, ha fatto sì che nel 1997 l’Unesco dichiarasse quello sardo il primo Parco Geominerario Storico e Ambientale del mondo, primo esempio emblematico della nuova rete mondiale dei Geositi / Geoparchi. Il riconoscimento ufficiale, sottoscritto a Parigi il 30 luglio 1998, è stato formalizzato pubblicamente in una cerimonia alla presenza delle massime autorità dell’Unesco e del Governo italiano (Cagliari, 30 settembre 1998). Il paese di Arbus è a circa 311 metri sul livello del mare, a 15 chilometri dalla costa, circondato da cime rocciose. Nella parte più antica la configurazione è quella tipica dei paesi di montagna, con stradine strette e tortuose che si dipartono ai lati di un’unica strada principale con gli edifici e i monumenti più importanti: la chiesa di San Sebastiano, il Montegranatico, il Museo del Coltello Sardo. Sono numerose le costruzioni in pietra come anche le tipiche case di mattoni crudi (làdiri).

La zona costiera è fantastica, punteggiata com’è da strutture isolate e grandi complessi minerari, torri costiere e tonnare. Coste basse e sabbiose sono presenti tra Pistis e Torre dei Corsari nella spiaggia di Funtanazza, nelle cale della Costa Verde, a Scivu e a Piscinas, dove è presente il più esteso sistema di “dune vive” d’Europa, che si addentra fino ad alcuni chilometri nell’entroterra. Altre dune si trovano tra Pistis e Torre dei Corsari e presso le spiagge di Scivu e Is Arenas. La costa tra Capo Pecora e Capo Frasca è caratterizzata da tratti bassi e sabbiosi, alternati a piccole insenature e punte rocciose con pareti sul mare alte da 20 a 60 metri. Su tutto predomina l’estremo isolamento, che consente lunghe passeggiate nel più totale silenzio interrotto solo dal vento e dal frangersi delle onde. All’interno il paesaggio è dominato dal Monte Arcuentu con i suoi 785 metri, la cui sagoma spicca fra le creste vulcaniche dalle forme aspre e selvagge: il massiccio è formato da muraglie giganti di pietra dovute alla solidificazione di antiche colate laviche. Sulla cima dell’Arcuentu, utilizzata fin dal Medio Evo come punto di avvistamento per la difesa del territorio, sopravvive un bosco di lecci e vi si gode un panorama mozzafiato sulle aree minerarie e sul lunghissimo tratto di costa. L’intero territorio è caratterizzato dalla presenza secolare delle attività minerarie, un immenso patrimonio di archeologia industriale con pregevoli esempi architettonici di edifici e strutture. Notevolissimo è il borgo minerario di Ingurtosu e le sue costruzioni ottocentesche in stile neogotico. L’area comprende anche territori di straordinario interesse naturalistico oltre che storico-minerario. La vegetazione è la macchia mediterranea, costituita in prevalenza da lecci e sughere e altre specie arboree dai profumi intensi e dai colori esplosivi. Questi posti sono l’habitat ideale del cervo sardo, che con i cinghiali e altri animali selvatici popola l’intero territorio. Lungo le coste sabbiose nidifica la tartaruga marina “Caretta Caretta”.

Comune di Arbus